"Lasciate passar le libellule; sono straniere innocenti. Felici, seguono il duplice astro fin qui, con doni."

Novalis, Fede e amore

 

 

Dio ha creato (eternamente crea) i mondi con la parola: Fiat lux! Con la parola ha creato la luce (poesia e arte drammatica) e, con la luce, il suono (musica). Con la luce e la tenebra ha creato il colore (pittura) e, poi, ha fatto l’uomo con il fango e il proprio caldo alito (scultura). L’uomo ha percepito il proprio corpo come un tempio (architettura), mentre il cielo stellato sopra l’uomo lo ha messo in movimento (danza). L’Arte di creare le arti. L’Arte di Dio, di cui l’uomo è umile interprete, testimone e 'prosecutore' (homo artifex).

L’Arte ha, per me, un’origine sovrasensibile (per usare un termine caro a Goethe); proviene da un mondo di parole, luci, colori e suoni in cui l’anima e lo spirito vivono in intensità e qualità, senza quantità, in un tempus discretum, tempo discontinuo che irrompe talvolta nel tempo ordinario come un bagliore di eternità. Quando lo spirito umano - parafrasando Rudolf Steiner - va oltre la realtà sensibile, rompendone le parvenze per arrivare al cuore, al centro, gli si palesa ciò che internamente tiene insieme il mondo. Solo uno sguardo capace di penetrare nel profondo può cogliere l’elemento spirituale che vive e opera dietro i fenomeni: ciò che direttamente appare, colto con l’occhio fisico, non può rivelare tale elemento.

Henry Corbin individua un mondo intermedio (tra il fenomenico e il noumenico) o mundus imaginalis, percettibile attraverso la conoscenza immaginativa, che contiene l'immagine archetipica di ogni cosa: "un mondo in cui lo spazio è la dimensione qualitativa di uno stato interiore, e le cui forme sostanziali, Forme  di luce, non sono un'illusione oltre la quale occorra spingersi, per raggiungere, astraendo da forme e figure, una 'smaterializzazione liberatrice'". 

Come suggerire, ad esempio in ambito pittorico (ma vale per ogni arte, ciascuna secondo la propria dimensione creativa), per mezzo di una superficie piana bidimensionale, una terza dimensione sottile non contenuta in essa? Quale prospettiva adottare, le cui leggi ottiche si applichino, non illusoriamente (perspectiva artificialis) ma, per così dire, ipostaticamente, alle forme soprasensibili? Come creare uno spazio spirituale in cui le forme sono, non abolite, ma trasfigurate, sussistendo in maniera ancora più sostanziale e nitida, pura e trasparente 'materia di luce'? Come scoprire un linguaggio nuovo, fatto di parole vive, capaci di suscitare immagini in modo immediato, non per similitudini, allegorie o simbolismi astratti, ma per richiami e corrispondenze propri di un 'realismo' spirituale? 

L’attività artistica è, per così dire, un 'guardare' nella sfera del reale (non con uno sguardo che, sempre più votato all'astrazione, ha smesso di vedere le cose, ma con uno sguardo che non ha bisogno di pupille), cogliendo ciò che i sensi da soli non percepiscono ('sovraestetica'): l’idea (dalla radice greca -ιδ, -id, vedere, da cui ειδος, eidos, forma). Non si tratta di dare a questa idea una forma sensibile ma, al contrario, di illuminare il reale con una luce ideale, offrendo una parvenza in forma di idea (la radice -id si collega al sanscrito -vid da cui vidya, conoscenza - ricalcato nel perfetto oida, ho visto, so). Riprodurre fedelmente la realtà, imitando qualcosa che già esiste, non è creare artisticamente. Lo è quando, a partire dall’anima, si continua il processo creativo del mondo nell’opera, in certo modo superandolo.

La Natura (participio futuro di nascor, nasco, sono generato) attende proprio questo atto creativo umano per raggiungere il proprio compimento (nanciscor, ottengo, raggiungo). La creazione, la Natura, si prosegue come pensiero vivente dell'uomo.

  
Compito dell’artista, quindi, non è di far fluire lo spirituale nel reale, ma di innalzare il reale fino alla dimensione dello spirito (e innalzando, di conseguenza, chi contempla o medita, a uno stato superiore, cui l'opera creata rimanda).

Di fronte alla realtà, l’artista vive e tesse, presentando il reale in forma ideale attraverso il proprio spirito creativo (le forme stesse, prima ancora di essere configurazioni sensibili, sono forze plasmatrici). C’è sempre, negli impulsi del subconscio ad elevare l'energia psichica a un livello superiore, la necessità di manifestare, di esteriorizzare al mondo ciò che lo spirito rivela all’anima e che vorrebbe diventare visione: l’arte soddisfa questa tendenza, trasformando (trans-figurando) le rappresentazioni che salgono dal mondo spirituale dell'anima in forme, in creazioni artistiche percepibili nel mondo. L'artista ha così la possibilità di illuminare, con la propria coscienza, i misteriosi processi  del creare, mettendo la propria arte al servizio dell'evoluzione spirituale dell'umanità, schiacciata dalle macerie del materialismo, pericolosamente sedotta da un falso, preconfezionato spiritualismo e, tragicamente, sempre più impermeabile alla Luce.
Il tempo, nell’Arte, si ferma. Passato e futuro si incrociano col presente, confluendo in esso, in quiete: l'eternità nell'istante.

 

"L'arte è un tentativo di trasferire in una quantità finita di materia plasmata dall'uomo un'immagine della bellezza infinita dell'universo intero. Se il tentativo riesce, quella porzione di materia non nasconde l'universo, ma al contrario ne disvela la realtà tutt'intorno."

Simon Weil, Attesa di Dio

 

Tempietto di Malsch

Rembrandt, Cena in Emmaus, 1629 (foto da me scattata in occasione della mostra allestita ai Musei Reali di Torino, Galleria Sabauda, nel 2022)  

Rembrandt, Il cavaliere polacco (1655, Frick Collection di New York)

Dürer, Trasfigurazione 

Raffaello, Trasfigurazione (1518-1520 Pinacoteca Vaticana)

 

Jan van Eyck, Madonna nella chiesa (1425/30 circa) Gemäldegalerie Berlino

 

Andrej Rublëv, Ospitalità di Abramo  (1420/30 circa) Galleria Tret'jakov Mosca