ARTE  e CULTURA dell'IO

 

LA BELLEZZA OLTRE LA SOGLIA

La concezione artistica di Irene Melito è tutta racchiusa in questa sua frase: illuminare il reale con una luce ideale. Se infatti l’ideale viene considerato nella sua radice “id” (vedere, in greco), vuol dire che esso porta a visione qualcosa che è altrettanto reale, se pur diverso, di ciò che normalmente ci circonda come realtà materiale. Ecco perché giustamente nella visione di Irene l’arte può avere un’origine sovrasensibile: perché essa permette di superare quella soglia che solitamente divide, seziona la realtà in oggetti e cose, in io e non-io, in soggetto-oggetto. Arrivando a porsi in quel centro che è la “zona” più sacra e profonda dell’essere umano, che molti sapienti chiamano “Io”, questa separazione non esiste più, e si apre un campo infinito di incontro, di dialogo, di scambio reciproco del tutto libero, proprio perché non limitato dalle normali condizioni separative tra l’“io” e il “tu”. Varcando quella soglia e raggiungendo consapevolmente la dimensione dell’Io, esso diventa una sorgente infinita di comunione creativa. Per questo Irene non rappresenta figure o situazioni, ma forze, che agiscono realmente soprattutto tramite particolari forme fluide e ricchissime quanto inusitate sfumature di colore. Le quali sono in grado di accendere nello spettatore disposto a lasciarsi ispirare dai suoi dipinti trasformazioni e trasmutazioni vivaci ed improvvise, a volte inaspettate. Si crea così una infinita bellezza sempre nuova ad ogni visione, poiché non soltanto contemplativa, ma attivamente vissuta.
                                                                                                                                 Alessandro Sbordoni

 

Ich ist Antworten auf ein Fragen,

das noch nie ertönte.

Wer kann den Klang dieses Fragens gebären,

wenn nicht

Ich?

Salvatore Lavecchia, Ichsamkeit

Io è Rispondere ad un Domandare

Che mai risuonava.

Chi può il Suono di questo Domandare partorire,

se non

Io? 

 

 

MOSTRA PERSONALE

5-21 Settembre 2025 UDINE

Foto di Giona Otta

olio e pigmenti su carta (100x70) 2026

 

"Rifletti su come il punto divenga sfera pur restando se stesso. Se hai colto come la sfera infinita sia in realtà un punto, allora ritorna, in quanto l'infinito ti apparirà nel finito."

Rudold Steiner 

 

 

"Lasciate passar le libellule; sono straniere innocenti. Felici, seguono il duplice astro fin qui, con doni."
Novalis, Fede e amore

 

 

  1. da EXAIPHNES

da CHIRONE. La compassione del colore 

SIZIGIA

quattro movimenti 

Altair, Ciparisso, Ore, Siloe  

In quattro movimenti (tra combustioni, dissoluzioni, coagulazioni e sublimazioni), le parole plasmano, ritmano e sostanziano la mia solare sizigia: l'Io-Cristo.

 

 È Orfeo, se canta (Rilke)

 

CHALIL 

Chalil, il flauto (minore) ebraico. La luce (or) e il silenzio (demamah) sono i movimenti cui attingo parole da far risalire in superficie, dove cristallizzano e muoiono, liberando voci, suoni, visioni.

 

 

 

Partiamo dal presupposto che recensire un libro come “Il profumo dei tulipani” di Irene Melito è tutt’altro che un’operazione facile e immediata. In appena 184 pagine l’autrice dischiude un mondo intero. 

Non è un romanzo semplice questo di Irene Melito. Di sicuro non un romanzo leggero, per tutti. È innegabile che alcuni passaggi possano risultare ostici a chi non mastica di filosofia. Per assaporarne nell’interezza la portata letteraria è necessaria, a mio parere, una conoscenza anche di base dei concetti espressi. La dimostrazione dell’esistenza di Dio, attraverso il pensiero razionale, lo studio dei fenomeni naturali; o il funzionamento del corpo umano e l’impronta degli studi di medicina su ciò che può determinare la guarigione da una malattia; il progresso della scienza; i processi alchemici tra materiale e immateriale. Nelle varie discussioni che i personaggi del romanzo affrontano, questi argomenti sono sviscerati uno per uno con grande sapienza e maestria dall’autrice che dimostra una conoscenza approfondita del periodo, forse tra i più controversi e contradditori in questo ambito. (Roberto Orsi)

 

È un libro denso che coinvolge tutti i sensi. La descrizione della città di Amsterdam del Seicento è molto sensoriale e fisica. Vediamo il groviglio puzzolente di viuzze e canali, l’odore del legno marcio, della salsedine, delle acque di scolo e di sentina. Percepiamo l’odore di urina, muffa, catrame, cordame. Ne sentiamo il freddo e il conforto della taverna nella quale Art va a discutere con i suoi maestri.
Il profumo dei tulipani di Irene Melito è come una visita in una pinacoteca e si possono intravedere i suoi personaggi in uno dei tanti ritratti di Frans Hals, nella Lezione di anatomia del dottor Tulp di Rembrandt, ne La lattaia di Jan Vermeer. (Paolo Perlini)